On line services for childcare: is not always about ‘sharing economy’

We continue our discussion on the digital solutions to facilitate child-care, in connection with the H2020 Families Share project where we are co-designing an on line platform for supporting shared childcare in 7 EU cities.

The intriguing question of the sharing economy comes to the care of the children – but are you ready to share your children?” Is the main idea of ​​the review of the London Bubble app made by the TelegraphBubble is a startup that focuses on geolocation to offer a fast and reliable babysitter search service. Immediacy is undoubtedly one of the most important features in an area where it is often difficult to manage the emergencies; but putting ourselves in the user’s shoes, and then realizing a practical test, another fundamental question is raised: trust between strangers.  The main elements of credibility in the process of choosing, service provision and payment of a babysitter are ratings and reviews from other parents and the “welcome pack” with which the  babysitter introduces herself, explaining how the service works. Other security measures highlighted in Bubble web are equally important: the aspiring babysitters are interviewed personally by a local manager, and a verification of their electoral and criminal status is made. On its behalf, the startup also completes the service with an insurance and with – where necessary – the possibility to trace the bank transaction.

Given the fact that the question of reliability is well resolved, we question the existence of a true “-sharing” dimension, as the review on Telegraph is using the sharing economy category to identify the Bubble AppIs it enough for an interface to allow direct negotiation between users to affirm that we are in the presence of a horizontality of supply and demand, when in reality the “offline” corporate intervention is so much articulated? What is the boundary between sharing economy and a paid online offer/demand baby-blur-boy-301977matching service?

ITA_

Continuiamo la nostra discussione sulle soluzioni digitali per facilitare la cura dei bambini, in relazione alle azioni nell’ambito del progetto H2020 Families Share 

“L’intrigante questione dell’economia della condivisione arriva all’ accudimento dei figli – ma sei pronto a condividere i tuoi figli?” è l’idea portante della review dell’App Bubble di Londra realizzata dal quotidiano Telegraph.  Bubble è una startup che punta sulla geolocalizzazione per offrire un servizio di ricerca di babysitter rapido ed affidabile. L’immediatezza è indubbiamente una delle caratteristiche di maggiore importanza in un ambito in cui è spesso difficile gestire l’emergenza; ma mettendosi nei panni dell’utente, e realizzando quindi una prova pratica, il redattore affronta un’ altra questione fondamentale: quella della fiducia tra sconosciuti.  Gli elementi di facilitazione della fiducia che vengono rilevati nel percorso di scelta, prestazione di servizio e pagamento di una babysitter sono il fatto di poter disporre di un rating da parte di altri genitori e il “welcome pack” con cui questa si presenta, spiegando come funziona il servizio.  Altre misure di sicurezza  sottolineate da Bubble nella sua web sono altrettanto importanti: le aspiranti babysitter sono intervistate personalmente da un responsabile di zona, e viene fatta una verifica del loro  status elettorale e penale. Da parte sua la startup completa inoltre il servizio con un’assicurazione e con -qualora necessario- la possibilità di tracciare la transazione bancaria.

Preso atto che la questione dell’affidabilità è ben risolta, mettiamo in dubbio in questo caso la sussistenza di una reale dimensione di condivisione, visto che la review proposta da Telegraph identifica la app come parte della “-sharing economy” È sufficiente il fatto che un’interfaccia permetta una negoziazione diretta tra utenti per affermare che siamo in presenza di un’effettiva orizzontalità di domanda ed offerta, quando in realtà l’intervento aziendale “offline” è così articolato? Qual’è il confine tra l’economia della condivisione ed un servizio di incontro domanda offerta online a pagamento?

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